INFORTUNIO SUL LAVORO

La legge definisce l’infortunio sul lavoro indennizzabile dall’INAIL l’evento che avviene “per causa violenta e virulenta in occasione di lavoro e da cui sia derivata la morte o una inabilità permanente al lavoro, assoluta o parziale, ovvero una inabilità temporanea assoluta che comporti l’astensione per più di tre giorni” .

Alcuni esempi di causa violenta sono: 

  • da sforzo muscolare;
  • da microrganismi;
  • da virus o da parassiti;
  • da stress;
  • di natura psichica;
  • da condizioni climatiche e microclimatiche, ecc..
 
 
L’occasione di lavoro evidenzia la necessità che l’evento sia in connessione, sia pure mediata ed indiretta, con lo svolgimento dell’attività lavorativa.
 

INFORTUNIO IN ITINERE

E’ l’infortunio occorso al lavoratore durante il normale percorso:

  • di andata e ritorno dal luogo di abitazione a quello lavorativo;
  • tra due luoghi di lavoro se il lavoratore ha più rapporti di lavoro;
  • di andata e ritorno dal luogo di lavoro a quello di consumazione del pasto in assenza di mensa aziendale.
 
E’ coperto dalla tutela assicurativa anche l’uso del mezzo privato purchè necessitato.

Sono esclusi dalla tutela:
  • le interruzioni o le deviazioni del percorso non dipendenti dal lavoro o comunque non necessitate;
  • gli infortuni cagionati dall’abuso di alcolici e di psicofarmaci o dall’uso non terapeutico di stupefacenti ed allucinogeni.

LE MALATTIE PROFESSIONALI

Sono considerate malattie professionali, che possono essere quindi indennizzate, quelle incluse in tabelle di legge, se contratte nell’esercizio ed a causa delle lavorazioni ivi previste ed insorte entro un determinato periodo di tempo dall’eventuale cessazione della lavorazione a rischio.

Per il riconoscimento assicurativo di una delle malattie previste dalle tabelle, vale il principio della cosiddetta presunzione legale del nesso di causalità tra il rischio lavorativo e la malattia sofferta. Non occorre cioè che il lavoratore fornisca la prova inconfutabile che la malattia derivi proprio ed esclusivamente dal lavoro.

Con decreto ministeriale 9 aprile 2008 sono state pubblicate le Nuove tabelle delle malattie professionali nell’industria e nell’agricoltura che prevedono 85 voci per l’industria (erano prima 58) e 24 per l’agricoltura (in precedenza 27) essendo stati esclusi alcuni agenti chimici per i quali vige ormai da tempo espresso divieto di utilizzo.

Conservano la stessa struttura delle precedenti con suddivisione in tre colonne (Malattie – Lavorazioni – Periodo massimo di indennizzabilità) e, in ordine, sono elencate le malattie da agenti chimici, quelle dell’apparato respiratorio, della pelle non descritte in altre voci e quelle da agenti fisici.

Tra le diverse patologie hanno trovato collocazione numerose forme neoplastiche con l’indicazione dell’organo bersaglio.

Per la maggior parte degli agenti, oltre alle malattie espressamente elencate, è stata inserita l’ulteriore indicazione di altre malattie causate dall’esposizione professionale a…

Tra le novità sono da richiamare le malattie da sovraccarico biomeccanico (arto superiore e ginocchio, quest’ultima non presente nella tabella dell’agricoltura) e l’ernia discale lombare da vibrazioni trasmesse al corpo intero e da movimentazione manuale di carichi.

La tutela assicurativa delle malattie professionali è stata notevolmente ampliata da un importante pronunciamento della Corte Costituzionale (sentenza n. 179 del 18 febbraio 1988), che ha stabilito che possono essere indennizzate anche malattie non previste dalla tabella e/o contratte in lavorazioni anch’esse non tabellate e insorte anche oltre i periodi indicati dall’eventuale cessazione dell’esposizione al rischio.

In questi casi, però, il lavoratore non può più fruire del vantaggio della presunzione legale dell’origine professionale della malattia, ma è tenuto a dare la prova che la patologia di cui è affetto è originata da causa o concausa lavorativa. 

IN CASO DI INFORTUNIO O MALATTIA PROFESSIONALE

COSA DEVE FARE IL LAVORATORE:

  •  in caso di infortunio ha l’obbligo di informare immediatamente il proprio datore di lavoro di qualsiasi infortunio gli sia capitato (anche se di lieve entità) altrimenti perde il diritto all’indennità per i giorni precedenti a quello in cui il datore di lavoro ha avuto notizia dell’infortunio;
  • di comunicare subito al datore di lavoro i riferimenti del primo certificato e degli eventuali successivi;
  • nel caso in cui il lavoratore non disponga del numero identificativo del certificato, deve fornire al datore di lavoro copia cartacea del certificato medico.
  • in caso di malattia professionale il lavoratore deve comunicare al proprio datore di lavoro i riferimenti del certificato di malattia entro 15 giorni.
 

COSA DEVE FARE IL DATORE DI LAVORO:

  • in caso di infortunio ha l’obbligo, se la certificazione medica riporta una prognosi di almeno un giorno, di inviare telematicamente all’Inail, ai soli fini statistici, entro 48 ore, la comunicazione dei dati dell’infortunio, corredata dei riferimenti del certificato (numero identificativo, data di rilascio ed eventuale periodo di prognosi);
  • se le conseguenze dell’infortunio non sono guaribili entro 3 giorni, deve inviare all’Inail (telematicamente) la denuncia, ai fini assicurativi, entro 2 giorni da quello in cui ha ricevuto il primo certificato medico;
  • in caso di infortunio mortale, o per il quale si prevede la morte, la denuncia deve essere fatta entro le 24 ore dall’evento con qualunque mezzo che consenta di comprovarne l’invio;
  • inoltre, per gli infortuni con prognosi superiore a 3 giorni, deve inviare, entro due giorni, copia della denuncia all’Autorità locale di P.S. del luogo dove è venuto l’infortunio. Nei Comuni in cui mancano gli uffici della Polizia di Stato (Commissariato o Questura), la denuncia d’infortunio deve essere presentata al Sindaco.
 
La denuncia di malattia professionale deve essere trasmessa, telematicamente, all’Inail entro 5 giorni da quando il lavoratore ne ha dato a lui comunicazione, indicando i riferimenti del certificato.

SICUREZZA E SALUTE SUL LAVORO

La gestione della salute e sicurezza sul lavoro riguarda l’insieme delle misure preventive e protettive da adottare per gestire al meglio la salute, la sicurezza e il benessere dei lavoratori, in modo da evitare o ridurre al minimo possibile l’esposizione dei lavoratori ai rischi connessi all’attività lavorativa, riducendo o eliminando gli infortuni e le malattie professionali.

In base alle leggi più generali i datori di lavoro hanno il dovere di prendersi ragionevolmente cura della sicurezza dei loro dipendenti.

La salute e sicurezza sul lavoro sono regolamentate dal D.Lgs. 9 aprile 2008 n. 81 e dalle relative disposizioni correttive, ovvero dal D. Lgs 106/2009.

L’Inail svolge attività di prevenzione dei rischi lavorativi, di informazione, di formazione e assistenza in materia di sicurezza e salute sul lavoro. Per contribuire alla riduzione degli infortuni e per far crescere nel Paese una vera e propria cultura della sicurezza.

In Italia ogni anno risultano denunciati all’Inail 650mila infortuni (compresi gli infortuni sul lavoro che comportino un’assenza del lavoro di almeno un giorno, escluso quello dell’evento), mentre le denunce di infortuni mortali annui sono intorno ai 1.200 casi.

Le denunce di malattia professionale si attestano intorno ai 60mila casi annui. I dati sopracitati non tengono conto degli infortuni che non vengono denunciati, che sono tra il 10% e il 20% del totale.

Salute e sicurezza sul lavoro sono un diritto fondamentale, ma se si verifica un infortunio o una malattia professionale, è necessario che sia anche rispettata la legge che prevede la tutela assicurativa obbligatoria a favore del lavoratore infortunato o ammalato.

L’assicurazione Inail è regolata dalle norme contenute nel Testo Unico delle disposizioni sull’assicurazione obbligatoria contro gli infortuni e le malattie professionali (D.P.R. 1124/65), nel D. Lgs. N. 38/2000 e da disposizioni speciali (lavoratori domestici, casalinghe, medici radiologi, ecc.).

L’Inail tutela anche i lavoratori che si infortunano durante il viaggio andata e ritorno dal luogo di lavoro (infortunio in itinere).

Il lavoratore che si infortuna sul lavoro o contrae una malattia professionale ha diritto ad usufruire delle prestazioni Inail anche se il datore di lavoro non ha provveduto ad assicurarlo (automaticità delle prestazioni).

CAUSA DI SERVIZIO

L’art. 6 del Decreto Legge 201/2011 (decreto Salva Italia) ha abrogato gli istituti dell’accertamento della dipendenza dell’infermità da causa di servizio, del rimborso delle spese di degenza per causa di servizio,  dell’equo indennizzo e della pensione privilegiata, per i quali permane unicamente il diritto a richiedere l’aggravamento per patologie già riconosciute.

Il personale, precedentemente destinatario della disciplina dei citati istituti, al pari dei lavoratori del settore privato, resta soggetto esclusivamente all’Assicurazione obbligatoria contro gli infortuni sul lavoro gestita dall’INAIL con conseguente applicabilità della relativa normativa contenuta nel T.U. INAIL e nel D.Lgs. 38/2000.

Per i titolari di causa di servizio, prima dell’entrata in vigore dell’art. 6, Legge 201/2011, permangono le norme preesistenti e quindi tutti i benefici già acquisiti, compresa la possibilità di richiedere il riconoscimento dell’aggravamento sempre nel rispetto dei termini di legge. Le richieste, presentate prima dell’abrogazione della norma, seguiranno il normale iter delle cause di servizio.

L’intervento normativo, sopra citato, che ha disposto l’abrogazione dei suddetti istituti per tutti i dipendenti delle pubbliche amministrazioni, non si applica al personale delle Forze armate, dell’Arma dei Carabinieri, delle Forze di Polizia ad ordinamento civile e militare e del comparto vigili del fuoco e soccorso pubblico, per i quali rimane in vigore la precedente normativa.


QUALI SONO LE CONDIZIONI PER IL RICONOSCIMENTO DELLA CAUSA DI SERVIZIO

  • Esistenza di un rapporto di impiego con la Pubblica Amministrazione;
  • verifica di una patologia (cosiddetto evento dannoso);
  • accertamento di un nesso di causa/concausa tra la patologia e lo svolgimento dei doveri d’ufficio.

COSA FARE IN CASO DI INFORTUNIO O INFERMITA’ DIPENDENTE DA CAUSA DI SERVIZIO
Per far accertare la dipendenza la dipendenza da causa di servizio, il dipendente (o gli aventi diritto) che abbia contratto infermità o subito una lesione, deve produrre una domanda scritta indirizzata all’ufficio o comando presso il quale presta servizio, entro sei mesi dalla data in cui si è verificato l’evento dannoso, o da quella in cui l’interessato ha avuto conoscenza della gravità e delle conseguenze invalidanti. L’istanza può essere proposta anche quando l’infermità si manifesti entro cinque anni dalla cessazione del rapporto di impiego, elevati a dieci per parkinsonismo.

Nella domanda devono essere indicati:

  • la natura dell’infermità o lesione;
  • i fatti di servizio che l’hanno determinata;
  • le conseguenze sull’integrità psico-fisica e sull’idoneità al servizio.

Occorre altresì allegare ogni documento utile a dimostrare il nesso con/causale tra la patologia e il servizio.

Beneficiari: Comparto sicurezza, Difesa, Vigili del Fuoco.
Visite fiscali: Esclusione del rispetto delle fasce orarie.

Le assenze per patologia già riconosciuta dipendente da causa di servizio, non sono soggette alle fasce orarie. La normativa vigente prevede la visita fiscale solo in caso di assenze per malattie comuni. Se la certificazione della patologia non dipendente da causa di servizio e la prognosi è stata redatta dal medico sanitario del corpo non sussiste l’obbligo del rispetto delle fasce orarie.

Assenze per infortunio o malattia dovuti da causa di servizio
L’aspettativa per infermità, concessa dalla Commissione Medica Ospedaliera (CMO), ha termine con il cessare della causa per la quale è stata concessa e non può più protrarsi per più di 18 mesi, il suo superamento può comportare la dispensa dal servizio.

Trattamento economico
Se l’assenza dal servizio è dovuta ad infortunio o a infermità già riconosciuta come dipendenti da causa di servizio, al personale spetta l’intera retribuzione per tutto il periodo di aspettativa.

Equo Indennizzo
L’equo indennizzo è una prestazione una tantum che viene corrisposta, a domanda, contestualmente a quella di causa di servizio o entro sei mesi dalla notifica del provvedimento di riconoscimento della causa di servizio, dalle Amministrazioni ai propri dipendenti che, a seguito di lesioni o infermità, hanno subito una menomazione a carattere permanente della loro integrità psicofisica.
I requisiti per ottenere questo beneficio sono:
  • il nesso con/causale tra infermità e fatti di servizio;
  • invalidità permanente;
  • ascrivibilità della menomazione ad una delle categorie delle tabelle A e B annesse al D.P.R. 834 del 1981.  

Revisione/Aggravamento
In caso di aggravamento della menomazione per la quale è stato già concesso l’equo indennizzo, può essere chiesta all’amministrazione la revisione del provvedimento. Tale possibilità è concessa una sola volta entro cinque anni dalla notifica del primo provvedimento.
L’equo indennizzo viene riliquidato se la menomazione per la quale è stato concesso ha subito un aggravamento oppure se subentra una nuova menomazione che sommata alla prima determina una menomazione ascrivibile ad una categoria superiore.

Pensione privilegiata
La pensione privilegiata spetta al personale del comparto di sicurezza, difesa e vigili del fuoco per infermità o lesioni, contratta per fatti di servizio, ascrivibile dalla I all’VIII categoria della tabella A del D.P.R. 834/81. Tale pensione non necessita di alcun requisito minimo di durata del servizio, infatti è sufficiente anche un solo giorno di servizio.

Revisione/Aggravamento
Il pensionato può richiedere la revisione del trattamento privilegiato in caso di aggravamento delle menomazioni che ne hanno determinato il diritto. La domanda può essere presentata senza limiti di tempo e, in caso di esito negativo, la domanda di aggravamento può essere rinnovata fino a due volte per la stessa infermità- E’ ammessa una terza istanza trascorsi dieci anni dalla data della precedente domanda di aggravamento.

ASSICURAZIONE INFORTUNI DOMESTICI

La legge n. 493 del 1999 ha reso obbligatoria l’assicurazione contro gli infortuni domestici.

CHI SI DEVE ASSICURARE
E’ obbligato ad assicurarsi chi, in età compresa tra i 18 ed i 67 anni, svolge attività di casalinga/o a tempo pieno. E’ escluso chi svolge altra attività che comporti l’iscrizione a forme obbligatorie di previdenza sociale.

COME CI SI ASSICURA
A partire dal 2019 il premio assicurativo è fissato in €24,00 annui, il pagamento deve essere effettuato entro il 31 gennaio, utilizzando il bollettino scaricabile dal sito INAIL.
Non deve pagare chi ha un reddito personale complessivo lordo IRPEF non superiore a €4.648,11 annui e appartiene a un nucleo familiare il cui reddito complessivo lordo IRPEF non supera €9.296,22. In questo caso si ha diritto all’assicurazione gratuita che si ottiene con l’autocertificazione del reddito. Il relativo modulo è pubblicato su www.inail.it ed è disponibile presso le sedi locali dell’INAIL, delle Associazioni delle casalinghe e dei Patronati.

A COSA HA DIRITTO L’ASSICURATO
A una rendita mensile esentasse corrisposta per tutta la vita, proporzionale all’invalidità subita (da €106,02 a €1.292,90). Si ha diritto alla rendita solo se l’invalidità subita è pari o superiore al 16% (per gli infortuni occorsi a partire dal 1 Gennaio 2019).
Nella tutela assicurativa è compreso anche l’infortunio mortale e ai superstiti viene corrisposta una rendita, nonchè l’assegno una tantum per infortunio mortale, che dal 1 Gennaio 2019 è pari a €10.000.
Sempre dal 1 Gennaio 2019 si ha diritto ad una prestazione una tantum di importo pari a €300,00 se l’inabilità permanente accertata è comunque tra il 6% e il 15%.
In presenza di determinate gravi menomazioni si ha anche diritto all’assegno per l’assistenza personale continuativa, pari ad €539,09.

LE SANZIONI
In caso di mancato o ritardato pagamento del premio, è prevista una sanzione graduata in relazione al periodo di omissione.

RENDITA AI SUPERSTITI (RENDITA PER MORTE)

NATURA DELLA PRESTAZIONE
Economica. La rendita non è soggetta a tassazione IRPEF.

CONDIZIONI PER AVERE DIRITTO ALLA PRESTAZIONE
La morte del lavoratore causata dall’infortunio o dalla malattia professionale.

REQUISITI PER AVERE DIRITTO ALLA PRESTAZIONE

  • Coniuge: nessun requisito;
  • Figli: 
    – fino al 18° anno di età, nessun requisito;
    – fino al 21° anno di età, frequenza di scuola media superiore, vivenza a carico e assenza di lavoro retributivo;
    – fino al 26° anno di età, frequenza di corso normale di laurea, vivenza a carico e assenza di lavoro retribuito;
    – maggiorenni inabili al lavoro;
  • Genitori, vivenza a carico;
  • Fratelli e sorelle, vivenza a carico e convivenza.

CALCOLO DELLA RENDITA
Ai superstiti dei lavoratori deceduti a decorrere dal 1 Gennaio 2014 la rendita è calcolata sulla base della retribuzione massima convenzionale del settore industria.
La misura della rendita è stabilita come segue:

  • 50% al coniuge;
  • 20% a ciascun figlio;
  • 40% a ciascun figlio orfano di entrambi i genitori.

In mancanza di coniuge e figli:

  • 20% a ciascun genitore naturale o adottivo;
  • 20% a ciascuno dei fratelli e delle sorelle.
La somma totale delle quote di rendita che spettano ai superstiti non può superare la retribuzione presa a base per il calcolo della rendita. In caso contrario le quote di rendita vengono adeguate in proporzione.
Con l’emanazione del D.Lgs. 23/02/2000 n. 38, art. 11, comma 1, l’assegno viene rivalutato annualmente, a decorrere dal 1 Luglio di ciascun anno, con apposito D.M., sulla base della variazione effettiva dei prezzi al consumo.

COME SI OTTIENE LA RENDITA
In caso di infortunio mortale provvede direttamente l’INAIL su denuncia del datore di lavoro. Se il datore di lavoro non presenta la denuncia, l’INAIL provvede, su richiesta dei superstiti del lavoratore deceduto, in base alla documentazione sanitaria presentata da cui è possibile rilevare la causa della morte.
In caso di decesso del titolare di rendita diretta, l’INAIL provvede su richiesta dei superstiti del lavoratore deceduto, a presentazione della documentazione sanitaria da cui è possibile rilevare la causa della morte. L’INAIL è comunque tenuto a comunicare ai superstiti la possibilità di presentare la richiesta di rendita.
Dalla data di ricevimento della comunicazione dell’INAIL, i superstiti hanno 90 giorni di tempo per poter presentare la richiesta stessa.
Quando il reddituario muore per cause non dipendenti dall’infortunio o dalla malattia professionale, su domanda dei familiari superstiti, entro 180 giorni dalla data del del decesso del lavoratore assicurato, in alcuni casi è prevista l’erogazione economica di uno “speciale assegno continuativo mensile”.

Per aver diritto a questo tipo di prestazione il reddituario doveva essere:
  • Titolare di rendita con grado di inabilità permanente non inferiore al 65% (fino al 31/12/2006);
  • Titolare di rendita con grado di inabilità permanente non inferiore al 48% (per infortuni o malattie professionali denunciate dal 1 Gennaio 2007).

Hanno diritto a questo tipo di prestazione:
Coniuge e figli a condizione che non percepiscono rendite, prestazioni economiche previdenziali o altri redditi.